Illegibile è il mondo
Viviamo in un tempo in cui la parola è inflazionata e il simbolo svuotato. Le immagini parlano troppo, e il linguaggio non dice più nulla. Siamo saturi di comunicazione, eppure muti davanti all’esperienza. In questo paesaggio inquinato dal rumore e dalla performance algoritmica, l’opera di Antonio Del Donno si impone come forma di resistenza semiotica: pittura come pensiero incarnato, segno come gesto originario, linguaggio come materia viva.
Illeggibile è il mondo propone un percorso tra le tele materiche e i Vangeli di Del Donno, accostando cicli differenti in un allestimento che rompe la separazione tra pittura e parola. Non c’è discontinuità tra i suoi quadri e i suoi libri d’artista: entrambi sono tavole votive in cui la scrittura è amputata, deformata, implosa. Illeggibile, appunto. E proprio per questo, più vera.
Del Donno non denuncia il vuoto contemporaneo: lo attraversa. Le sue superfici bruciate, segnate, ferite sono mappe di un mondo disintegrato, dove l’unica forma possibile di sacralità è l’ostinazione del gesto. Un gesto che non vuole spiegare, ma esporre. Non redimere, ma evocare. Non rappresentare, ma rendere presente.
I suoi Vangeli non contengono testo sacro: ne custodiscono il rumore, l’eco, la tensione. Sono icone implose, croci disarticolate, segni illeggibili. Eppure, in quell’illeggibilità, sopravvive un’intensità che oggi manca alla comunicazione. Del Donno non fa arte religiosa. Opera dentro una religiosità senza dogma: un sacro che si manifesta nel gesto che insiste, che incide, che rifiuta la trasparenza.
Nel contesto attuale, segnato da crisi epistemiche, collasso del simbolico e confusione tra immagine e realtà, l’opera di Del Donno ci ricorda che leggere non significa sempre decodificare. A volte leggere è sostare. Restare davanti a un segno che non si lascia tradurre.
E riconoscere, in quell’impossibilità, una forma di verità.






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Illegibile è il mondo, 2024 · selezione opere e vedute di installazione · Courtesy Gallery Morphè
Antonio Del Donno
Antonio Del Donno nasce a Benevento nel 1927. La formazione tecnica e artistica tra Benevento e Napoli orienta precocemente la sua ricerca verso la geometria e il disegno, per poi aprirsi a una pratica pittorica segnata dall'incontro con le avanguardie internazionali degli anni Sessanta.
Frequenta la galleria di Lucio Amelio a Napoli, entrando in dialogo con le ricerche di Robert Rauschenberg, Antoni Tàpies, Emilio Vedova, Mario Schifano e Andy Warhol. Da queste esperienze sviluppa un linguaggio che intreccia gesto pittorico e materia, superando ogni residuo accademico.
A partire dagli anni Settanta realizza i "Vangeli", tavole lignee recuperate con inserti in ferro e testi impressi a fuoco: opere che configurano la pittura come oggetto e dispositivo simbolico. L'intero corpus, dai Contenitori di luce alle Tagliole, articola una riflessione sulla memoria, sulla materia e sulle derive del consumo contemporaneo.
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